Simone Colombo

RADIO HEAD

RADIO HEAD

Una voce si fa largo tra la marea di onde radio che disturbano i post-umani, una richiesta d’aiuto anomala che suona familiare. Insiste, chiama a sè senza dare spiegazioni, come se partire dovesse essere un atto di fede. Il mondo ha dimenticato tutto, purificato da Catastrofi leggendarie che lo hanno distrutto dandogli una seconda chance. Tra foreste e villaggi cerca di ricominciare da capo. La tecnologia? Perduta. I cyborg? Una leggenda. I post-umani? Un enigma.
Per qualcuno partire è l’unica soluzione, per Kim viaggiare è una ragione di vita.

Leggi il primo capitolo

Prima trasmissione: teste di radio

 

Non lasciarmi qui… aiutami

 

La giornata trascorre tranquilla e serena come sempre, al tempio. La piccola Kim si gode il sole a occhi chiusi, seduta sull'erba. Il Maestro Bahuka la chiama da lontano, ma senza urlare. La bambina riesce a sentirlo grazie alla leggera brezza che il vecchio sa sfruttare per comunicare con monaci e apprendisti.

«Kim, prendi i secchi e vai alla fonte a prendere l'acqua…» dice il vento. Kim si alza, raccoglie i secchi e scende la lunga scalinata che porta alla sorgente del fiume Riujiku, osservando il cielo terso e la catena montuosa che, vista dalla vetta sulla quale si trova il tempio, non pare così immensa come le si è presentata durante il viaggio che l'ha condotta fin lì.

Una volta riempiti i due secchi, Kim guarda dal basso la ripida scalinata che ora la attende in salita e prova un po’ di sconforto. Essendoci un pozzo al tempio, quello sforzo è praticamente inutile, ma lei è troppo piccola per fare altri lavori per la comunità: secondo il Maestro Bahuka andare a prendere l’acqua è un utile esercizio di disciplina, aiuta a sviluppare il fisico e il senso dell'equilibrio, e in più prepara alla concentrazione necessaria alla meditazione. In ogni caso Kim, un po' contrariata e un po' fiduciosa nella saggezza del Maestro, nonostante si senta troppo piccola per comprenderla fino in fondo, inizia a salire, gradino dopo gradino, reggendo con le proprie braccine i due secchi colmi d'acqua.

A metà strada si ferma, consapevole di qualcosa di indefinito, una sensazione strisciante, un brivido che le percorre la schiena e le si aggrappa alla base del cranio. Voci, rumori, distorsioni che sperava di aver dimenticato si fanno largo rimbombando nella sua testa. Un’ombra gigantesca inghiotte tutto, oscurando il sole. Prima di perdere il controllo Kim riesce a voltarsi, d’istinto sa già cosa sta succedendo. L’immenso satellite artificiale K-3 sta provocando un’eclissi. I due secchi le scappano di mano e la sua testa inizia a rimbombare al ritmo del legno che rimbalza sui gradini di pietra, mentre infinite voci, molte distorte altre più chiare, le risuonano tra i pensieri, interferenze cerebrali elettromagnetiche provenienti da chissà dove. Una violenta ondata che le sconvolge la percezione e la trascina altrove, in un vortice di interferenze. Quando la luce del sole torna a illuminarla il disturbo radio nella sua testa si affievolisce, diventando il sottofondo innocuo a cui è abituata. L’eclissi passa e Kim si ritrova in ginocchio con la testa tra le mani. È colpa di quelle trasmissioni non richieste e ingestibili se ha dovuto abbandonare la famiglia e trasferirsi al tempio, un anno fa. Su quella vetta dimenticata dall'uomo, dai cyborg e dalle altre creature che popolano il pianeta, può dedicarsi alle tecniche di meditazione capaci di renderla in grado di non subire quelle odiose interferenze.

Pianta una mano al suolo, decisa a ritrovare un equilibrio che le permetta di rialzarsi, cercando un punto fermo. Di colpo, con il ritorno della lucidità, si rende conto di qualcosa di anomalo, mai successo. Nel mare di onde radio e di voci casuali disturbate, un messaggio è penetrato chiaro e distinto, anche se frammentato: “Non lasciarmi qui… aiutami”. Avverte qualcosa di strano, non se lo sa spiegare. La sensazione è quella di aver ricevuto una comunicazione differente dalle altre, diretta e personale. Mentre torna stizzita a riempire i secchi rovesciati, la accompagna il pensiero che qualcuno, o qualcosa, abbia cercato di contattare proprio lei. Un’idea da cui le è difficile liberarsi, come la consapevolezza di essersi dimenticati di qualcosa di importante che ci è stato confidato.

 

Quella sera, dopo la cena comune, segue il Maestro silenziosamente fino alla veranda in cui l’uomo si isola per fumare e ammirare il panorama al crepuscolo. Fuma un’erba a cui Kim non è stata ancora iniziata, ma che sa essere di aiuto per la meditazione. Il Maestro ha lo sguardo perso e un mezzo sorriso sulle labbra. Quel mezzo sorriso, Kim lo sa, ci mette un attimo a trasformarsi in un grugno severo, se necessario. La bambina si avvicina e in modo rispettoso esprime il desiderio di parlargli. L’anziano annuisce.

«Siediti» dice. «Sai, Kim, antichi scritti narrano di un tempo in cui a questa altitudine faceva molto freddo, specialmente di notte. Come cambiano i tempi, eh? Ora qui possiamo goderci perennemente questa temperatura mite, ma il resto del mondo non ha questo privilegio. Laggiù ci sono zone desertiche, arse dal sole, dove solo poche creature possono sopravvivere, oppure paesaggi completamente congelati. Ovviamente ci sono anche tante regioni dal clima ospitale, in ogni caso non è assurda una così grave mancanza di equilibrio? Su, puoi rispondermi, anzi, devi imparare a rispondermi, a esprimerti».

«A-a volte penso che l'equilibrio che abbiamo qui sia un po' noioso…» bisbiglia timidamente Kim.

«Ah! Bella faccia tosta! Non dirlo a nessuno, ma a volte lo penso anch'io… solo che chi viene fin quassù spera di trovare la pace, l'armonia e l'equilibrio mentale che nel mondo sono impossibili da raggiungere…» dice il Maestro, con un gesto della mano che sembra voler allontanare questioni di poco conto. «Anch'io mi sono ritirato qui con questo obiettivo, ma solo dopo essere diventato Maestro ho iniziato a comprendere quanto squilibrante possa essere la noia di questo posto. Sto pensando di creare un nuovo Ordine, il cui obiettivo non sia l'equilibrio e la pace, ma la completezza. All'uomo non basta nutrirsi di sentimenti positivi, non c'è vero equilibrio senza la negatività. A dire il vero questi termini non hanno alcun senso… ma scusa, mi sono lasciato sciogliere la lingua da questa erba, questi sono discorsi troppo complicati per una bimba come te... eri venuta per chiedermi qualcosa?»

Kim memorizza gli insegnamenti del Maestro Bahuka, nonostante non li comprenda a fondo. Prima o poi avrà l'età per afferrarne il senso.

«Oggi è passato il K-3…»

«Lo so, stai bene?»

«Sì, le voci sono scomparse insieme al satellite…»

«Non capisco perché le onde radio ti disturbino solo durante l'eclissi… probabilmente è la tua consapevolezza della presenza del satellite, e quindi delle onde, che te le amplifica nella testa. In ogni caso è un bene, quando vivevi in città eri costantemente sotto l'effetto di queste interferenze».

Kim annuisce.

«Però, ho ricevuto un messaggio…»

«Hai… ricevuto un messaggio?»

«Mi è parso che una voce si rivolgesse direttamente a me…»

«Sarà stata una tua impressione!»

«Penso di no, non mi è mai capitata una cosa simile…»

«Cosa diceva il messaggio?»

«“Non lasciarmi qui, aiutami”, era una richiesta d'aiuto!»

«E perché pensi che fosse rivolta proprio a te?»

«L'ho sentita rivolta a me… non so come spiegarlo, una sensazione, una consapevolezza! Lei non è come me, non so se può capire…»

«Che faccia tosta, ragazzina! Dire al proprio Maestro che non può capire qualcosa! Ma forse hai ragione, ci sono cose che voi post-umani non potete condividere con noi...»

«Noi…»

«Scusa, non volevo offenderti, sai bene che non ho alcun pregiudizio. Però ricordati che le differenze esistono, e che questo è un bene!»

Kim annuisce.

«Lascia perdere quella voce, bimba, e va' a dormire».

Kim annuisce di nuovo e, trattenendo l’ennesima replica, libera il Maestro dalla propria presenza.

 

 

Onde di informazioni, a volte placide come il mare al mattino, a volte travolgenti come tsunami. L'onda arriva e le corde vocali di Joshua la traducono in un messaggio dal linguaggio comprensibile al committente, che l'annota su un taccuino, butta due spiccioli nel cappello del ragazzo e se ne va.

Lui intanto rimane in trance, e un altro cliente gli si avvicina per porgergli una nuova domanda. Joshua percepisce la richiesta per via inconscia, oscillando sulle proprie gambe abituate alle lunghe ore in piedi, il suo cervello seleziona una possibile risposta tra le informazioni elettromagnetiche da cui è travolto e di nuovo traduce tutto in linguaggio corrente.

I cittadini di New Bethlem hanno molti difetti, ma un disgraziato post-umano come Joshua che si guadagna da vivere elemosinando due soldi in cambio di informazioni per le strade può stare abbastanza tranquillo che nessuno gli farà del male, o lo deruberà. Seppur pezzente, è pur sempre un post-umano, e i superstiziosi cittadini non vogliono certo correre rischi. Quando il sole sta per calare c'è sempre qualcuno che si prende l'onere di scuotere il ragazzo fino a fargli riprendere coscienza di sé.

«Porco uomo» dice quella sera il giovane, invece del solito grazie. Il passante di turno se ne va accigliato e un po’ spaventato.

Joshua rimane in stato di catalessi qualche minuto, prima di riprendersi da un'intera giornata di trance elettromagnetica.

Era rivolta a me quella frase, ne sono sicuro! È l'unica che mi ricordo…

È quasi buio quando imbocca la via per casa sua. Il mondo distorto, sottosopra, ora dilatato ora contratto, pigiato contro di lui, lo stritola e lo spara nella notte. Si fa a piedi i quattro piani per arrivare al suo angusto monolocale, o minilocale, come lo chiama lui, e si butta sul letto. Tira fuori dalla tasca un mezzo panino avanzato e lo addenta. Controlla i soldi guadagnati durante la giornata. Niente male. Ma guardando il buco in cui abita si chiede se vale la pena continuare in quel modo, a non-vivere per guadagnarsi da vivere. La sua vita si è ridotta davvero a questo? Molti post-umani come lui non superano il decimo anno di vita. Si suicidano, o muoiono pazzi per la pressione delle onde radio nel cervello. Sono in pochi che, come Joshua, riescono a resistere e in qualche modo a restare vivi. Ma la domanda che ossessiona Joshua è: questa vita è vita?

Ogni notte, alla fine e nonostante tutto, riesce a trovare un motivo falsamente valido per non farla finita una volta per tutte. Questa sera ha quel messaggio che lo tiene sveglio, e quindi vivo. Quella richiesta d'aiuto che sembrava sul serio rivolta a lui. "Non lasciarmi qui… aiutami… s45673-c96836… "

Chi può aver trasmesso una cosa così insolita? Le trasmissioni radio di solito sono di natura pressoché inutile, vecchie canzoni, previsioni del tempo, informazioni sulle festività nelle varie città, morti e nascite di governanti…

«Apri, Joshua, o buttiamo giù la porta!» gridano dal corridoio, fuori dal minilocale.

«Porco uomo!» esclama Joshua, senza riuscire a trattenersi. La serratura cede sotto un unico colpo ben assestato e la porta si spalanca, due uomini irrompono nella stanza e in un attimo sono su Joshua, che inizia a urlare.

«Che cazzo urli? Mh?» sbraita un terzo uomo, colpendolo in faccia con un tubo di ferro. Joshua si calma. Sangue dal naso.

«Ora stammi bene a sentire, schifoso post-umano! Noi non siamo di New Bethlem, quindi non ce ne frega niente di quelli come te, anzi, vengo da un posto dove voi venite bruciati sul rogo…  quindi vedi di non farmi incazzare…»

Joshua guarda l'uomo ansimando, assaporando il proprio sangue che nel frattempo gli cola sulla lingua.

«Ci servono informazioni sul traffico dei tuoi concittadini con quei fottuti invasori a sud-ovest della città, al limite del deserto. Sappiamo che c'è in ballo qualcosa di grosso, e non vorrai certo lasciarci tagliati fuori, vero?»

Invasori, pensa Joshua, ridacchiando tra sé, notando che nemmeno la malavita riesce a chiamarli con il loro nome. Le ferite di guerra bruciano ancora, e il nemico è sempre un generico invasore. Non interessa a nessuno il dettaglio fondamentale, ovvero che siano arrivati dal cielo.

«Posso intercettare solo onde radio…» ansima Joshua. L'uomo lo colpisce di nuovo. La stanza gira intorno a loro.

«Lo so che non c'è nessuna comunicazione a riguardo, via radio, visto che i cyborg non c'entrano nulla, ma lo sai bene anche tu che i traduttori simultanei usati nelle trattative tra umani e invasori emettono impulsi elettromagnetici, o no? Voglio che tu intercetti questi segnali e che mi fornisci dati attendibili sulla faccenda… e bada di non fregarmi, se non vuoi fare la fine di quel tuo amico».

Joshua si arrende, non ha la forza né fisica né mentale per opporsi ai tre. Annuendo, sguardo docile, disattiva l'autocontrollo mentale e si immerge nella corrente di onde.

-Non lasciarmi qui… aiutami… s45673-c96836…-

«Cavolo, non cerco questo!» Uno dei tre uomini, annoiato e sadico, tagliuzza Joshua con un coltello approfittando della sua incoscienza, giusto per passare il tempo. Tagli lunghi e precisi, per quanto superficiali. Si ferma un attimo sentendo il ragazzo gridare poi, scrollando le spalle, riprende.

La mente di Joshua lavora quasi in automatico, istintivamente seleziona e amplifica frequenze alla ricerca delle trasmissioni richieste, ma come un bastone fra le ruote quel messaggio lo dirotta sempre altrove, prendendosi il centro della scena, prepotentemente. Passa quasi un’ora, una manciata di secondi per Joshua, e i suoi aguzzini lo svegliano, scrollandolo con forza.

Al ragazzo ci vuole qualche attimo per rimettere tutto a fuoco, ma quando si scopre pieno di ferite inizia a bestemmiare ferocemente.

«Porco uomo, ma che diavolo mi avete fatto! Io vi ammazzo tutti, bastardi…» minacce a vuoto, soffocate a suon di botte. Perché ogni volta deve finire così? Lo sbattono nell'angolo del minilocale. Lo spigolo dell’armadio contro la schiena.

«Bene, ora facciamo un altro tentativo, caro Joshua… ricordati che puoi essere ridotto anche peggio di così».

Joshua ansima, suda e sanguina, ma la rabbia non diminuisce. Perché vivere così? L'adrenalina sale di colpo a livelli vertiginosi, dando forza a un impulso inconscio, derivato dalla profonda conoscenza del minilocale: con tutta la forza che riesce a trovare si accanisce sul pavimento a suon di calci. Ancora e ancora.

Sono pezzi di legno di scarto che a malapena ti reggono, Joshua, lo sai, si dice, e finalmente, dopo pochi colpi, sprofonda nel pavimento, precipitando al piano di sotto. L'urto prova un'altra voragine, che lo fa infine schiantare nel minilocale di una vecchia coppia al secondo livello del palazzo. I due vecchi non si svegliano, vittime della narcolessia dell’età.

Joshua esce nel corridoio ignorando il dolore generale, troppo compiaciuto per aver colto di sorpresa i tre criminali per badare a qualche ferita o osso fratturato. Conscio di essere ridotto male e di avere in fondo poco vantaggio rispetto ai propri persecutori si affretta a scendere il più velocemente possibile le ultime rampe di scale, sfruttandone i punti semidistrutti per lanciarsi e guadagnare terreno, preferendo la possibilità di eliminarsi da solo a furia di salti nel buio, piuttosto che dare ai suoi inseguitori la soddisfazione di ammazzarlo.

Quando finalmente riesce a raggiungere la strada, seguito dalle urla dei suoi aguzzini, si accorge di avere la fortuna dalla sua parte. La via, vecchia e malconcia, ha la pavimentazione ridotta a pezzi e le grate che, in teoria, dovrebbero servire a non cadere nella galleria sotterranea della fogna, sono assenti. Si lancia per l'ultima volta, stavolta nel sottosuolo.

 

Se prima la meditazione serviva a liberare la mente dalle onde radio, nell’ultima settimana Kim ha più o meno consciamente iniziato ad allontanarsi dagli insegnamenti del Maestro. Il suo scopo ora è riuscire a percepirle con più chiarezza, resistere allo tsunami cerebrale, rimanere vigile, e gli esercizi appresi al tempio funzionano anche in questo senso. Kim si allena segretamente, apre spiragli in cui si insinuano voci e rumori, per farsi trovare pronta quando il K-3 passerà nuovamente.

Nonostante le sue accortezze, la sua ossessione non è sfuggita al Maestro Bahuka che ha provato più volte a parlarle, trovando un muro di omertà e una testa dura come il marmo. Kim è cresciuta in fretta, viaggiando con genitori che l’hanno sempre guardata come fosse una creatura malata, in quanto post-umana. Non è mai stata coccolata più di tanto, e la gentilezza del Maestro, al suo arrivo al tempio, l’aveva colta di sorpresa. Tuttavia, aveva imparato presto a rispettare quell’uomo saggio e, se necessario, severo. Si ricorda bene di quel ragazzo strafottente che, nonostante il cibo venisse equamente distribuito nei pasti comuni, si ostinava a scalare l’edificio adibito a dispensa per entrare da un’asse rotta in alto e rubacchiare qualcosa per sé. Quando cadde e si ruppe la gamba, il Maestro Bahuka fu gentile e comprensivo, e lo curò personalmente steccandolo e fasciandolo stretto. Ma quando lo soprese di nuovo a rubare, ancora con la gamba rotta, per punirlo lo legò al ramo di un albero per un braccio in modo che fosse costretto a stare in piedi, per tre giorni. Non è mai guarito del tutto e ancora zoppica.

Kim non è stata colta molto di sorpresa, perciò, quando dall'alto della sua saggezza il Maestro ha deciso di farle passare quella stupida mania della meditazione inversa, passando alle maniere forti. Non senza esitazione, ma fissandola negli occhi, l’ha rinchiusa in una cella di penitenza, uno stanzino di un paio di metri quadrati nel quale la luce entra solo da una fessura sulla porta. Una piccola prigione.

Kim non ha versato neanche una lacrima e nemmeno ha provato a protestare, la rabbia per quel gesto e l'orgoglio gliel’hanno impedito. Ha fissato il suo Maestro attraverso la fessura con occhi di ghiaccio, scoprendo una parte di sé che nemmeno immaginava. Un lato rabbioso e ribelle, capace di accecarle i bei ricordi del saggio.

Ora, dopo circa due giorni di reclusione, Kim è più annoiata che arrabbiata. Passa la giornata nella poca luce della sua gabbia. Uno sciame di voci la scioglie dal torpore e la fa balzare in piedi, attenta. La luce scompare del tutto e dalla fessura Kim non vede più il cielo, ma finalmente il K-3. Nel buio le onde radio la invadono con forza, scuotendola un po’, ma trovandola per la prima volta preparata e vigile, capace di concentrarsi, nel delirio dei rumori, per ascoltare distintamente ciò che aspetta con ansia.

-Non lasciarmi qui… aiutami... s45673-c96836…-

«Maestro Bahuka! Maestro Bahuka!» grida, mentre l'eclissi si esaurisce, e con essa anche le interferenze. La rabbia provata in quei due giorni è passata in secondo piano, e chiama il suo Maestro, la curiosità più forte del risentimento.

«Sono qui» le risponde. Kim rimane per un attimo interdetta, scoprendolo già fuori dalla cella.

«Maestro! Ha comunicato ancora con me! Cosa vuol dire s45673-c96836?»

L'uomo apre la porta e libera la bambina.

«Cosa vuol dire s45673-c96836?» ripete Kim, agitata. Il saggio non risponde. Senza pensarci, scoprendo un istinto nuovo e feroce, la bambina sfila il pugnale dalla cintura del Maestro, quello per intagliare il legno, e lo punta con decisione alla gola del vecchio che, colto di sorpresa da un così repentino cambio di personalità, si ritrova costretto in un angolo.

«Sono solo una bambina stupida, per lei, vero? Lei invece è il grande capo che conosce la differenza tra il bene e il male, giusto? Se il suo insegnamento voleva essere questo, sappia che l'ho imparato bene. Ora mi dica cosa può voler dire s45673-c96836».

Il vecchio Bahuka non risponde, e i due rimangono a sfidarsi con lo sguardo per neanche un minuto. Kim sente la carica adrenalinica scivolare via troppo presto, e cede, lanciando il pugnale lontano, stizzita come la bambina che è. Corre via, lacrime agli occhi, pugni chiusi lungo i fianchi.

 

Sta ormai tramontando il sole quando Kim viene scovata dal Maestro Bahuka sul promontorio sul quale si è nascosta. Il crepuscolo ha sfumature strane questa sera, tendenti al verde. Capita, le ha spiegato il Maestro, quando sul sole c’è brutto tempo, o ci sono tempeste, Kim non ha mai capito bene.

«Penso siano coordinate…»

Kim non riesce a nascondere un'espressione di piacevole sorpresa dietro la faccia di bronzo che si è imposta di tenere col Maestro.

«Lo sai che sei l'unica del tempio che guarda il panorama in quel modo?»

«Che modo?»

«Con nostalgia…»

«…»

«…e non dei tuoi genitori, giusto?»

«Il viaggio fin qui è il ricordo più bello che ho, con loro o senza non sarebbe cambiato nulla… mi piaceva attraversare tutti quei posti».

«Allora prendi il sentiero e segui il tuo istinto, non sei prigioniera di questo posto».

Kim lo fulmina con lo sguardo.

«Scusa, pessima scelta di parole… volevo dire che non ti obbliga nessuno a star qui».

«Quelle cifre sono coordinate?»

«Già, indicano un punto preciso del pianeta, da qualche parte lontano a ovest. Sei riuscita a capire chi ti sta chiamando?»

«Sì».

«Partirai?»

«Sì».

«Quando?»

«Presto».

Specifiche

  • Genere: Fantascienza
  • Collana: BLACK-OUT
  • Formato: Brossura
  • Pagine: 310
  • ISBN: 9791280877338
  • Anno pubblicazione: 2022
  • Prezzo copertina:: 20
  • Esiste la versione ebook?: Si
  • Prezzo ebook: 4,95

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